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"Innovazione nella ricerca ed eccellenza accademica" sono gli obiettivi dichiarati dalla più grande ed importante università ugandese, la Makerere di Kampala, una delle più antiche (1922) e prestigiose del continente africano. Non nei prossimi tempi, però, visto che Yoweri Museveni, Presidente dell'Uganda dal 1986, ne ha decretato - in virtù di un potere conferitogli dalla Costituzione - la chiusura fino a data da destinarsi. Anche il campus universitario è stato chiuso. La comunicazione è arrivata tramite un tweet del Presidente alle 19 e 25 minuti di martedì 1° novembre "I have this evening ordered for immediate closure of Makerere University until further notice to guarantee safety of persons and property" (@KagutaMuseveni). Gli studenti sono stati messi immediatamente alla porta e fatti sloggiare a lanci di lacrimogeni. C'è chi viene da lontano, anche da fuori dell'Uganda. Il disagio è comprensibile perchè organizzare un'evacuazione su due piedi non è semplice soprattutto quando forzata da eventi che non trovano giustificazione. La motivazione ufficiale della chiusura è iscritta nell'ordine della "sicurezza delle persone e delle cose" che pareva essere compromessa dagli effetti di una settimana di scioperi dei docenti e degli studenti. Al centro del malcontento espresso dalle manifestazioni: otto mesi di indennità non pagate sul fronte dei docenti e l'assenza degli stessi dalle lezioni sul fronte studentesco. Cosa teme il presidente? Un sommovimento popolare contro modi poco ortodossi di governare il Paese? Quale senso ha schierare i mezzi blindati all'ingresso dell'Università? A quale gioco sta giovando? A colpi di tweet, anche il leader dell'opposizione, Kizza Besigye, ha invitato studenti e docenti ad opporsi ad un "ordine ridicolo" in quanto "ci sono soldi per salvare una banca privata, ma non per pagare quanto spetta al personale" (@kizzabesigye1).
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