
www.unimondo.org/Notizie/L-Olanda-responsabile-della-morte-di-tre-persone-a-Srebrenica-nel-1995-131046
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l 5 luglio 2011 una corte d'appello ha giudicato l'Olanda responsabile della morte di tre musulmani bosniaci durante il genocidio compiuto nel 1995 a Srebrenica, in Bosnia ed Erzegovina. Secondo la sentenza, il 10 luglio 1995 le truppe olandesi del contingente Onu di peacekeeping a Srebrenica, permisero a tre persone di lasciare la "zona protetta", consegnandole di fatto alle forze serbo-bosniache. Dopo la presa di Srebrenica, le forze serbo-bosniache separarono dal resto della popolazione per poi ucciderli deliberatamente almeno 8.000 uomini e ragazzi bosniaco-musulmani. Alcune donne furono stuprate.
"Questa decisione stabilisce che nessun peacekeeper internazionale può sfuggire alla responsabilità per crimini di diritto internazionale" - ha dichiarato Michael Bochenek di Amnesty International. L'azione civile contro il governo olandese era stata promossa dai familiari delle tre vittime, secondo i quali Rizo Mustafic, un elettricista che prestava assistenza alle truppe olandesi, e gli altri due uomini erano morti perché il battaglione olandese aveva permesso loro di lasciare la "zona protetta".
La sentenza del tribunale sottolinea che le truppe olandesi erano state già testimoni di "molteplici episodi" in cui le forze serbo-bosniache avevano aggredito o ucciso uomini fuori dalla "zona protetta". Questa decisione potrebbe dar luogo a possibili risarcimenti, da parte del governo olandese, ai familiari di altre persone uccise nel genocidio.
Presso la Corte suprema olandese pende un'altra azione contro l'Olanda, promosso dalle Madri di Srebrenica, che hanno chiesto un risarcimento alle autorità olandesi e alle Nazioni Unite per non aver protetto loro e i loro familiari dal genocidio. In questo caso, i tribunali inferiori hanno sostenuto di non poter concedere il risarcimento in quanto i peacekeeper dell'Onu godevano dell'immunità.
In passato il governo olandese ha affrontato diverse azioni legali legate al genocidio di Srebrenica, ma questa è la prima in cui viene riconosciuto responsabile per la morte di qualcuno. Altri tentativi di far valere la responsabilità dei peacekeeper per le violazioni dei diritti umani non hanno avuto successo, compresi casi riguardanti il Kossovo e la Bosnia ed Erzegovina "Questo caso mostra che i tribunali sono pronti a chiamare gli stati a rispondere della condotta dei loro peacekeeper internazionali" - ha concluso Bochenek.
Intanto il 10 luglio segnerà il 16° anniversario del genocidio di Srebrenica. Il Tribunale penale per l'ex Iugoslavia ha accusato l'ex leader serbo bosniaco Radovan Karadžic e l'ex generale dell'esercito serbo bosniaco Ratko Mladić per il genocidio di Srebrenica e altri crimini di diritto internazionale commessi durante la guerra del 1992-1995. Probabilmente la più grave violazione dei diritti umani tuttora in corso, legata alla guerra, è l'alto numero di casi irrisolti di sparizioni. Sebbene vi siano esumazioni in diverse località, ancora mancano all'appello tra le 10.000 e le 11.500 persone.
Quanto successo a Srebrenica 16 anni fa è stato descritto come la peggiore atrocità commessa in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale ed è stato riconosciuto come genocidio dal Tribunale penale internazionale per l'ex Iugoslavia.
I procedimenti in corso contro Radovan Karadzic e Ratko Mladić, arrestato appena il 26 maggio scorso, non bastano a cancellare un vergognoso capitolo della storia europea della fine dello scorso secolo. Così come non basta la recentissima sentenza di un tribunale dell'Olanda, che ha condannato in sede civile quel paese per l'operato dei suoi caschi blu.
Amnesty International vuole ricordare il genocidio di Srebrenica con un gesto semplice ma al quale affidare un significato particolare: la consegna di fiori all'Ambasciata della Bosnia ed Erzegovina. È possibile far recapitare i fiori da consegnare all'Ambasciata entro le ore 11 di lunedì 11 luglio, presso la sede della Sezione Italiana di Amnesty International, via Giovanni Battista De Rossi 10, 00161 Roma.
Per ulteriori informazioni, contattare: Ufficio Attivismo, [email protected], 06/4490221