La prima guerra del Golfo. Niente sangue per il petrolio

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Ero una giovane studentessa di liceo classico quando è scoppiata la prima guerra del Golfo. E fervevano i preparativi per le manifestazioni. Con i miei pennarelli preparavo le immagini per gli striscioni da esibire in piazza a Milano. E gli appelli di protesta.

L’operazione “Tempesta nel deserto”

Sono i primi giorni del 1991 quando arrivano le immagini dell’attacco USA: inizia l’operazione ‘tempesta nel deserto’.

La guerra è cominciata: inizia una nuova fase storica.

Saddam invade il Kuwait nell’agosto 1990. Negli anni ‘80 era stato amico e alleato degli Stati Uniti, sostenuto nella guerra contro l’Iran.

Finita la guerra con l’Iran decide di annettersi il territorio del Kuwait, i confini del quale erano stati disegnati nel 1922 dal console britannico Cox.

Gli Stati Uniti prima decidono di non interferire, poi attaccano l’ex alleato e formano una coalizione di nazioni per costringere Saddam a lasciare il Kuwait. Quindi il contestato via libera dell’ONU e l’invio di un’armata di 750mila uomini nel Golfo. L’area è strategica: qui sono concentrati i due terzi delle riserve mondiali di petrolio.

Sembra un regolamento di conti tra Saddam e Bush.

I pacifisti del mondo si mobilitano per cercare di fermare l’imponente macchina di guerra.

Il protagonismo della marcia per la Pace Perugia Assisi e di molte manifestazioni contro la guerra

A ottobre del 1990 in 100mila marciano per le strade della Perugia Assisi per dire NO ai venti di guerra e SI a una soluzione negoziata della questione. Ma la preparazione della guerra da parte dei guerrafondai è molto avanzata.

Il mondo pacifista si mobiliterà nelle settimane successive.

La corsa alla guerra sembra inarrestabile.

In Italia nel gennaio 1991, durante la vigilia della scadenza dell’ultimatum a Saddam, una folla enorme sfila per le vie di Roma nella manifestazione nazionale contro la guerra.

In 200mila con l’angoscia dello scontro imminente gridano il loro accorato NO alla paurosa macchina della guerra ormai pronta. Il Papa dinanzi al corpo diplomatico afferma: “fermatevi o sarà il declino dell’uomo”.

Manifestazioni pacifiste si susseguono in tutta Europa e in molti altri paesi. Niente sangue per il petrolio. Questo è il grido di milioni di persone in moltissimi cortei in Francia, in Germania.

Manifestazioni nelle principali città.

In 100mila protestano a Londra in Trafalgar Square.

Il 16 gennaio scade l’ultimatum dell’ONU.

Il forte e coerente impegno dei movimenti pacifisti

In Italia il governo decide di partecipare alla guerra di Bush. Il paese è col fiato sospeso.

A Roma i pacifisti presidiano Montecitorio per tutta la notte. Di nuovo la guerra. Malgrado l’articolo 11 della Costituzione che subisce un attacco senza precedenti. Di notte l’attacco. Notte di angoscia. La mattina l’Italia della Pace in piazza nei grandi e nei piccoli centri, decisa a salvare le ragioni della pace e a raggiungere la pace contro i guerrafondai.

Cortei ovunque e studenti in piazza. A Roma sfilano in 50mila.

E è sciopero generale indetto da Cgil, Cisl e Uil. Molto partecipate le manifestazioni nelle città.

A Taranto cortei al porto e proteste sulla banchina. Altre due navi militari partono tra il pianto dei familiari e dei soldati e i cortei dei pacifisti. Per giorni si susseguono le proteste e le iniziative di opposizione all’attacco statunitense e alla partecipazione dell’Italia in netto contrasto con lo spirito e la lettura della Costituzione.

Di nuovo nel mondo gli amanti della pace scendono in piazza contro la guerra.

La casa bianca è circondata da migliaia di pacifisti Statunitensi. Moltissimi i manifestanti arrestati in pochi giorni dagli Stati Uniti.

Tante manifestazioni anche in Europa. Dalla tenda della Pace di Firenze in piazza della Repubblica partono tra l’altro centinaia di cartoline dirette ai parlamentari che hanno approvato l’intervento in guerra: ‘La informo che alle prossime elezioni non le darò la preferenza’.

L’appello per la pace di Tonino Bello

Monsignor Tonino Bello, vescovo di Molfetta, lancia un appello per l’obiezione di coscienza: ‘L’obiezione di coscienza all’uso della violenza bellica e alle spese militari che la permettono deve suonare anche come volontà della società civile di porre sotto controllo democratico il comportamento delle Istituzioni statali in materia di politica estera internazionale’.

Molti i manifestanti intorno alla base militare di San Damiano di Piacenza, base che ospita i cacciabombardieri tornado impegnati nel Golfo.

Fuori la guerra dalla storia’ dice un cartello. Contro la guerra del Golfo è forte l’ondata pacifista...

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Laura Tussi

Docente, giornalista e scrittrice, si occupa di pedagogia nonviolenta e interculturale. Ha conseguito cinque lauree specialistiche in formazione degli adulti e consulenza pedagogica nell'ambito delle scienze della formazione e dell'educazione. Coordinamento Italia Campagna Internazionale ICAN - Premio Nobel per la Pace 2017 per il disarmo nucleare universale, collabora con diverse riviste telematiche tra cui PressenzaPeacelinkIldialogoUnimondo, AgoraVox ed ha ricevuto il premio per l'impegno civile nel 70esimo Anniversario della Liberazione M.E.I. - Meeting Etichette Indipendenti, Associazione Arci Ponti di Memoria e Comune di Milano. Autrice dei libri: Sacro (EMI 2009), Memorie e Olocausto (Aracne 2009), Il dovere di ricordare (Aracne 2009), Il pensiero delle differenze(Aracne 2011), Educazione e pace (Mimesis 2012), Un racconto di vita partigiana - con Fabrizio Cracolici, presidente ANPI Nova Milanese (Mimesis 2012), Dare senso al tempo-Il Decalogo oggi. Un cammino di libertà (Paoline 2012), Il dialogo per la pace. Pedagogia della Resistenza contro ogni razzismo (Mimesis 2014), Giovanni Pesce. Per non dimenticare (Mimesis 2015) con i contributi di Vittorio Agnoletto, Daniele Biacchessi, Moni Ovadia, Tiziana Pesce, Ketty Carraffa, Antifascismo e Nonviolenza (Mimesis 2017), con Alfonso Navarra, Adelmo Cervi, Alessandro Marescotti.  Collabora con diverse riviste di settore, tra cui: "Scuola e didattica" - Editrice La Scuola, "Mosaico di Pace", "GAIA" - Ecoistituto del Veneto Alex Langer, "Rivista Anarchica". Promotrice del progetto per non dimenticare delle Città di Nova Milanese e Bolzano www.lageredeportazione.org e del progetto Arci Ponti di memoria www.pontidimemoria.it. Qui il suo canale video.


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