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Foto: M. Rossi ®
E con la chiusura questa settimana dell’anno scolastico tormentato dal Covid-19 si va faticosamente a farne un bilancio. Qual è stata la performance degli studenti italiani ce lo diranno in luglio i risultati dei test Invalsi, non mancano però le prime analisi su come ha influito la DaD (Didattica a Distanza) sull’apprendimento dei giovani. Poche per la verità. Come spesso accade in Italia, l’assenza di dati oggettivi che solo i test Invalsi del 2020, sospesi per ovvie ragioni, avrebbero potuto dare non ha precluso un dibattito manicheo tra i fautori della DaD e chi la demonizza, o anche basato sull’idea che il solo aver effettuato didattica da remoto abbia escluso la perdita di apprendimento della generazione oggi sui banchi di scuola.
È un Festival dell’Economia di Trento giunto alla sua 15° edizione a parlare de “La scuola interrotta” in una tavola rotonda dedicata all’impatto dell’emergenza Covid sul mondo dell’istruzione. Pubblico in sala rigorosamente prenotato e distanziato e nella diretta streaming, che il Covid ha insegnato sapientemente a mettere a disposizione, ha assistito al tentativo dei 4 esperti di presentare le ferite subite dalla scuola in pandemia accanto alla raccolta di una visione, positiva, atta a favorirne non solo una ripresa ma una sua rifondazione.
A richiamare per primo l’attenzione sui dati è il direttore della Fondazione Agnelli, Andrea Gavosto, indicando che a partire dal lockdown del marzo 2020 in Italia sono state perse 37 settimane di scuole. Un numero tra i più alti dei Paesi europei ma che d’altra parte va soppesato (e giustificato) con le cifre del contagio di Covid-19 e dei decessi ad esso connessi in Italia. Ancor più interessante è il bilancio economico tracciato in una diretta correlazione tra istruzione e competenze occupazionali: per ciascun studente si stima una perdita di circa 2000 € di futuri guadagni lavorativi che, moltiplicati per 6,6 milioni di studenti, ammontano a 350 miliardi di euro, ovvero poco meno del 20% del PIL nazionale del 2019.
Un terremoto quindi quello che ha scosso il mondo scuola a causa del Covid-19 di cui danno atto nei propri interventi anche chi si è trovato a gestire la didattica in piena pandemia, ossia la dirigente scolastica Laura Toller dell’Istituto Tecnico Tecnologico di Trento e il professore e noto youtuber Elia Bombardelli. Entrambi colgono l’opportunità che questa situazione ha offerto per ripensare alla relazione insegnamento-apprendimento. La scuola a distanza ha consentito di attenuare la perdita educativa ma di certo non ha funzionato parimenti su tutto il territorio nazionale né ha avuto esiti uguali su fasce di età differenti nonché con bambini che vivono condizioni svantaggiate familiari e/o di apprendimento. Se nell’era pre-pandemia il digitale aveva una bassa permeazione nel sistema scolastico, a dispetto dell’uso ampio nel mondo lavorativo e degli stessi giovani al di fuori della scuola, si è passati con fretta, data la necessità, a un eccesso di uso del digitale durante la DaD. Oggi si auspica, dinanzi alla sperata normalizzazione della situazione sociale grazie alla campagna vaccinale, un approccio più equilibrato al digitale che ne valorizzi le opportunità straordinarie che offre, anche per le categorie più fragili. La priorità sta chiaramente anche nella riduzione di quel divario educativo che la DaD ha di fatto amplificato. “L’approccio vincente è blended, le lezioni in presenza per le cose ciò che viene meglio in presenza, la modalità a distanza per rafforzare o accompagnare” ha dichiarato Bombardelli, forte della sua esperienza decennale nella costruzione di video formativi rivolti agli alunni.
Investire nel futuro del Paese è investire nella scuola: la tavola rotonda è unanime nel giudizio. Il pensiero va dunque a quei 20 miliardi di euro che il PNRR mette in capo al mondo scuola con un piano ancora piuttosto evanescente che mira a un potenziamento dell’offerta prescolare, al rilancio dell’edilizia scolastica, alla lotta alla povertà educativa e all’introduzione di un percorso di carriera dei docenti. I problemi collegati all’emergenza sanitaria sono andati a impattare su una situazione già non facile vissuta dalla scuola italiana. Secondo i test Invalsi 2019 esiste un enorme problema educativo in Italia n quanto un giovane maturando su tre non raggiunge il livello minimo di apprendimento indispensabile per il suo futuro; al sud questa condizione riguardo un giovane su due. Seppur l’affidabilità delle prove sia ancora sotto accusa, le stesse danno a colpo d’occhio un’idea dei problemi della scuola italiana e rivelano che c’è molto da fare. Manca anche una formazione terziaria professionalizzante e il numero dei laureati sotto i 35 anni è la più bassa d’Europa.
In futuro tanti si domandano cosa rimarrà della DaD. Certo resteranno alcuni vantaggi che il digitale ha portato, ad esempio con la conoscenza e la pratica di studenti e insegnanti con numerose piattaforme per la didattica, e con un avvicinamento della scuola a tempi e modalità già scandite da anni al di fuori di essa, ad esempio con riunioni di programmazione online o alle comunicazioni periodiche scuola-famiglia. Al di là dell’impatto determinante delle disposizioni del PNRR, apertura delle scuole nel pomeriggio e attivazione del tempo pieno con attività progettuali e laboratoriali volte a rafforzare l’aspetto relazionale dei giovani sono le ricette che emergono dalla tavola rotonda, così come un potenziamento delle competenze formative degli insegnanti e l’introduzione di nuove materie di studio, formative e di interesse per i giovani (ad esempio educazione finanziaria e criptovalute).
C’è molto da lavorare.
Miriam Rossi (Viterbo, 1981). Dottoressa di ricerca in Storia delle Relazioni e delle Organizzazioni Internazionali, è esperta di diritti umani, ONU e politica internazionale. Dopo 10 anni nel mondo della ricerca e altrettanti nel settore della cooperazione internazionale (e aver imparato a fare formazione, progettazione e comunicazione), attualmente opera all'interno dell'Università degli studi di Trento per il più ampio trasferimento della conoscenza e del sapere scientifico.