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Scarsamente abitata da popoli Tayal e Paiwan, l'isola cominciò ad avere rapporti commerciali con la Cina a partire dai sec. VI-VII, ma solo nel sec. XII divenne meta di consistenti correnti migratorie cinesi. Nella prima metà del sec. XVII vi arrivarono gli Europei che la utilizzarono come base di appoggio per le loro rotte commerciali. Ai Portoghesi si deve il nome di Formosa con il quale l'isola fu da allora nota in Occidente. Quando in Cina si instaurò la dinastia mancese Ch'ing, a Taiwan si rifugiarono numerosi sostenitori dell'esautorata dinastia Ming (1644) che, sotto la guida di Cheng-Cheng-hung (detto Kossinga), diedero vita a una temibile pirateria. Ma nel 1683 i pirati furono debellati e l'imperatore K'ang-hsi poté annettersi l'isola. Taiwan rimase da allora unita alla Cina. Nel 1894-95, a seguito della prima guerra cino-giapponese, fu ceduta (Trattato di Shimonoseki) al Giappone che ne fece, durante la seconda guerra mondiale, una potente base aeronavale. Con la Dichiarazione del Cairo (1º dicembre 1943), firmata da F. D. Roosevelt, W. Churchill e Chiang Kai-shek le grandi potenze destinarono Taiwan alla Cina e la sovranità cinese sull'isola fu confermata alla Conferenza di Potsdam (1945). Sconfitti dai comunisti (dicembre 1949), il governo e l'esercito del Kuomintang si rifugiarono a Taiwan dando vita alla Repubblica della Cina Nazionale che ebbe ben presto (1950) l'appoggio degli Stati Uniti; ottenne il seggio cinese all'ONU e fu riconosciuta da quasi tutte le potenze occidentali come unica rappresentante del popolo cinese. Allo scoppio della guerra di Corea, il presidente degli USA, Truman, diede ordine alla VII flotta di proteggere l'isola contro eventuali attacchi comunisti. I bombardamenti delle isole Quemoy e Matsu (1954) e nuovamente di Quemoy nel 1958 a opera della Repubblica Popolare Cinese portarono la questione di Taiwan in primo piano ma non riuscirono che a confermare le divergenze di principio tra le posizioni cinese e occidentale. Una svolta si ebbe soltanto nel 1971 col clamoroso riavvicinamento cino-americano e con il voto dell'ONU che tolse a Taiwan il seggio in favore della Repubblica Popolare Cinese. Dopo la morte di Chiang Kai-shek (1975) la presidenza dello Stato venne assunta dal vicepresidente Yen Chia-kan e, nel 1978, dal figlio del dittatore, Chiang Ching-kuo, riconfermato nel 1984. La ripresa di normali rapporti diplomatici e di importanti accordi economici fra Cina e USA (1978) intensificò l'isolamento internazionale di Taiwan. Nell'agosto del 1982 fu siglato un accordo fra Cina e USA in cui gli Stati Uniti s'impegnavano a ridurre le forniture di armi a Taiwan e la Cina era vincolata a una riunificazione pacifica e a lungo termine con Taiwan. In conseguenza di tale atto, nella seconda metà degli anni Ottanta si è avuta una sensibile accelerazione del processo di liberalizzazione politica interna: di particolare importanza sono stati nel 1987, dopo trentotto anni, l'abolizione della legge marziale e il riconoscimento del diritto di sciopero. Morto Chiang Ching-kuo nel gennaio 1988, gli è succeduto Lee Teng-hui, primo nativo di Taiwan assurto sia alla guida dello Stato (rieletto nel 1990) sia del partito. Questi dava nuovo impulso al processo di distensione dichiarando chiusa la fase di “mobilitazione nazionale per la soppressione della sovversione comunista” (1991), ponendo termine anche formalmente, in tal modo, alla guerra civile che aveva opposto Taiwan alla Repubblica Popolare Cinese. Terminato lo stato di mobilitazione militare, le elezioni per il rinnovo dell'Assemblea Nazionale del dicembre 1991 confermavano il predominio del Kuomintang che, malgrado la crescita dei fermenti sociali e la maggiore vivacità dell'opposizione che premeva per l'indipendenza della nazione, si affermava nuovamente, pur registrando una perdita di consensi, alle elezioni del dicembre 1993. In tale quadro evolutivo, nell'aprile del 1993 Taiwan e la Cina Popolare siglavano a Singapore un importante accordo di cooperazione economica e commerciale riaprendo un rapporto tra l'isola e il continente dopo l'ultraquarantennale stato di profonda tensione. Tra l'estate e l'autunno del 1995 i rapporti tra i due Stati tornavano ad inasprirsi, soprattutto a causa della visita del presidente Lee Teng-hui negli USA e delle manovre militari svolte dalle navi di Pechino al largo delle coste taiwanesi. Nel dicembre dello stesso anno si tenevano le elezioni per il rinnovo dello yuan legislativo, conclusesi con un netto ridimensionamento del Kuomintang, che riusciva a mantenere solo di stretta misura la maggioranza assoluta dei seggi. Nelle prime consultazioni presidenziali dirette del 1996 il Kuomintang riesce a far riconfermare Lee Teng-hui. I rapporti tra Taiwan e Cina Popolare, nel frattempo, rimanevano immutati, tanto che nel novembre del 1996 Pechino impediva a Taiwan di partecipare al vertice dell'APEC. Le elezioni municipali e legislative del dicembre 1998 riconfermavano la vittoria del Kuomintang che, riproponendo un assetto politico favorevole al mantenimento dello status quo, favoriva il ridursi delle tensioni politiche con la Cina. Tensioni che tornavano, però, a farsi più forti nel luglio 1999 con il blocco dei contatti “tra le due sponde” a causa della linea decisamente separatista adottata dal presidente Teng-hui, che definiva le relazioni con la Cina Popolare “rapporti tra Stati”. I cittadini di Taiwan, nel marzo 2000, erano chiamati alle urne per le elezioni presidenziali, che facevano registrare la sorprendente vittoria, di Chen Shui-bian, candidato del Partito democratico progressista, non gradito alle autorità di Pechino per le sue posizioni marcatamente indipendentiste. Un esito analogo caratterizzava le elezioni legislative del dicembre 2001, in cui il partito del presidente sopravanzava nettamente il Kuomintang in quanto a numero di seggi conquistati. Nel gennaio 2005 il governo raggiungeva un accordo con le autorità cinesi per l'instaurazione di voli diretti tra i due Paesi. Nel marzo 2006 il presidente Chen Shui-bian scioglieva il Consiglio di unificazione nazionale, un organo consultivo creato nel 1990 per favorire la riunificazione con la Cina, provocando una dura reazione cinese. Nel gennaio 2008 si svolgevano le elezioni legislative vinte dal Partito nazionalista (Kuomintang), mentre in marzo si svolgevano le presidenziali vinte da Ma Ying-Jeou, candidato dello stesso Kuomintang. Nel 2009 l'ex presidente Chen Shui-bian e sua moglie venivano condannati all'ergastolo per corruzzione e sottrazione di fondi pubblici.