Corea del Nord e Corea del Sud: un conflitto tra tragicità ed ironia

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Monumento alla DMZ - Foto: N. Benedetti ®

Un detto coreano recita: quando le balene combattono, a spezzarsi la schiena è il gamberetto. Le balene sono le super potenze (Stati Uniti, Cina, Russia), il gamberetto è la povera Corea, stretta nella morsa. Tecnicamente la Corea del Nord e la Corea del Sud sono in guerra da decenni: hanno firmato solo un cessate il fuoco.

Dopo il conflitto degli anni ’50, la Corea è stata divisa al 38° parallelo; due km a nord e due km a sud compongono una striscia di terra che è chiamata zona demilitarizzata (DMZ). Questi quattro chilometri sono molto interessanti, e vari tour operator ci portano turisti tutti i giorni. Su entrambi i lati si vedono dei paesi, anche se a nord sembrerebbero essere disabitati. La guida ci dice che la Corea del Sud per (ri)popolare l’area offre due incentivi: chi decide di vivere lì non paga le tasse e non deve fare il servizio militare. Già: il servizio militare c’è, ed è obbligatorio per tutti gli uomini. Non esiste il servizio civile, così come non esiste l’obiezione di coscienza. Nella Corea del Sud dura 18 mesi (sono cambiate da poco le leggi, prima erano 26); poi fino ai 40 anni si viene chiamati regolarmente per prestarsi a varie attività durante alcuni giorni. Detto per inciso, è l’unico caso in cui ci si può assentare in maniera giustificata dal lavoro. Lo stipendio che si percepisce nei 18 mesi di leva è di circa un milione di Won, con il cambio attuale 6-700 €. Come in tantissimi altri ambiti, anche in questo si sta pensando di modificare la legge, soprattutto quando si tratta degli idoli del K-Pop, come i BTS: sono in tanti a ritenere che queste band sostengano il Paese rendendo un servizio di promozione della cultura coreana attraverso la musica, e pertanto dovrebbero essere esonerati dalla leva. Tuttavia per ora la legge non è cambiata, e quindi anche i BTS devono prestare servizio – come era capitato ai nostrani Jovanotti, o Gianni Morandi prima di lui. Del servizio militare in Corea del Nord si sa poco o niente: dura dai 7 ai 10 anni, e questa è l’unica informazione che si ha.

La DMZ è considerata una zona franca; oltre ai turisti, è dove si svolgono i colloqui di pace. Una volta arrivati si possono comprare dei souvenir – come ad esempio banconote della Corea del Nord; da una terrazza con binocoli si può guardare l’altro pezzo del Paese; tra le escursioni previste c’è anche la visita a uno dei tunnel. Ne hanno trovati quattro, costruiti tra il 1954 ed il 1990 e tutti per mano della Corea del Nord. A quanto pare, servivano per invadere la Corea del Sud. Sono stati trovati grazie ai “defector”, nordcoreani che attraverso quegli stessi tunnel sono scappati ed hanno chiesto lo status di rifugiati in Corea del Sud. Ma la fuga non si è fermata nel 1990, ha solo preso altre forme: pre-Covid, circa un migliaio di nordcoreani all’anno entravano nella Corea del Sud (fonte: Ministry of Unification). Secondo la guida alcune prima attraversavano il confine con la Cina – dicendo di recarsi là per il mercato, o altre incombenze – e poi raggiungevano Tailandia o Vietnam e da lì chiedevano asilo politico all’ambasciata. Nell’ottica di permettere alle famiglie di vedersi, prima del Covid ogni tanto si organizzava una sorta di lotteria: cittadini sudcoreani compilava la documentazione richiesta che attestava come parte della famiglia fosse rimasta in Corea del Nord. Le domande venivano vagliate; tra quelle accettate se ne estraevano 30, e quelle 30 persone potevano recarsi per tre giorni nella Corea del Nord a visitare i familiari. La Corea del Nord non si fidava di fare lo stesso, quindi il programma era a senso unico; l’ultima edizione è stata nel 2018 (fonte: Reuters), poi la situazione si è fatta tesa e quindi queste iniziative sono state sospese. A settembre 2022 l’attuale presidente sud coreano, Yoon Suk-yeol ha proposto di riprendere ma la Corea del Nord si è detto contraria.

In tutta la tragicità di questi eventi, un tocco di ironia: nel 2016 vi erano state una serie di minacce nucleari nordcoreane. Alcune persone raccontano che ci si preparava a scappare: nel dubbio la borsa con passaporti e contanti era pronta vicino alla porta di casa. Questo valeva soprattutto per donne, anziani, e bambini: gli uomini probabilmente sarebbero rimasti indietro a combattere, come è accaduto in Ucraina. Ad ogni modo, in tutta risposta i sudcoreani avevano piazzato stereo con amplificatori giganti, ed al nucleare avevano risposto con musica k-pop a tutto volume (fonte: CNN). Secondo la guida locale i nordcoreani a quel punto avevano risposto a loro volta con una musica stile marcia russa, e così entrambi i lati erano andati per un po’ – non ho trovato conferme però di questo parte del racconto. Leggenda o realtà, la sfida tra nucleare e musica c’è stata, ed è stata interrotta: un gran peccato, secondo me. Risolvere le guerre a suon di musica mi parrebbe un grandissimo passo avanti per l’umanità.

“E la situazione adesso com’è?”, chiedo. Mi rispondono che Kim Jong-un è molto giovane (39 anni) ha studiato in Svizzera; si dice sia amico di Dennis Rodman, il famoso giocatore di basket. Si dice anche se lui facesse qualcosa contro il regime, i generali ci metterebbero un niente a farlo fuori. Appare molto volubile probabilmente perché ci sono spinte diverse all’interno del governo. I sudcoreani sembrano molto tranquilli rispetto al conflitto. La guida riporta come, tra le varie proposte per turisti nella DMZ ci sia anche una sorta di seggiovia, che loro chiamano “gondola” (un cortocircuito linguistico-culturale piuttosto interessante). Ecco, ci comunica che quando la Corea del Nord tira dei missili è meglio prendere il pullman invece della gondola – un’informazione di servizio che detta così fa un po’ sorridere. Un’altra persona mi riporta come il fatto che ogni tanto arrivi qualche missile sia piuttosto normale, soprattutto in aprile: c’è l’anniversario della fondazione della Corea del Nord, ci sono tutte le celebrazioni nazionali e quindi anche qualche missile può capitare. Se poi invece il tema si fa serio, probabilmente è solo perché hanno bisogno di aiuti e quindi iniziano a minacciare: i sudcoreani a quel punto mandano gli aiuti, e la questione finisce lì. Difficile non ammirare ed invidiare la leggerezza con cui viene vissuta la situazione.

Novella Benedetti

Giornalista pubblicista; appassionata di lingue e linguistica; attualmente dottoranda in traduzione, genere, e studi culturali presso UVic-UCC. Lavora come consulente linguistica collaborando con varie realtà del pubblico e del privato (corsi classici, percorsi di coaching linguistico, valutazioni di livello) e nel tempo libero ha creato Yoga Hub Trento – una piattaforma che riunisce varie professionalità legate al benessere personale. È insegnante certificata di yoga.

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