I 75 anni della Repubblica

Stampa

Immagine: Atlanteguerre.it

La certezza che 75 anni son davvero tanti la si ha guardandosi attorno. Sono tanti questi anni della nostra Repubblica. E’ diventata vecchia, così vecchia da essere dimenticata. Dimenticata nei negozi aperti nel giorno della Festa, perché far lavorare e guadagnare è più importante di fermarsi a ricordare – e festeggiare con il riposo – una data importante come questa. E meglio banalizzarla nei conti di cassa, che farla diventare un momento importante.

Dimenticata nelle polemiche per il rilascio di un pentito di mafia, che per una volta è stato rilasciato rispettando una legge della Repubblica. Una legge che può non piacere e che lacera l’anima dei parenti delle vittime, ma che abbiamo da anni, che abbiamo applaudito ogni volta che ci ha permesso di sconfiggerla la mafia. Per una volta, quel mafioso non è stato scarcerato per un errore di procedura o per scadenza dei termini. Dimenticata da quella selva di politici che sui giornali gridano ora allo scandalo e non sanno di cosa parlano, perché la mafia si guardano bene dal combatterla, perché la stagione delle stragi di mafia non l’hanno vissuta, perché parlano solo annusando la brezza elettorale, scegliendo sempre e solo la ricerca del consenso, non la soluzione dei problemi.

Dimenticata nelle pieghe dell’indifferenza per la morte di Regeni, per l’incarcerazione di Zaki, per la vendita di armi all’Egitto, all’Arabia Saudita, alla Turchia, al Myanmar.

Dimenticata nell’ignoranza della Costituzione, ignota alla maggioranza dei cittadini italiani, non studiata nelle scuole, scavalcata dalle scelte della politica, che manda uomini e donne in armi in giro per il Mondo a fare guerre, che non interviene per garantire il diritto di asilo, per migliorare la distribuzione della ricchezza, per assicurare i diritti essenziali, per dare dignità al lavoro. La nostra Repubblica ha compito 75 anni. Tanti. E’ davvero vecchia. Così vecchia che tanti, troppi – giocando con la nostra stupidità quotidiana – la vogliono mandare in fretta in pensione.

Su Atlanteguerre.it e Unimondo.org

Raffaele Crocco

Sono nato a Verona nel 1960. Sono l’ideatore e direttore del progetto “Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo” e sono presidente dell’Associazione 46mo Parallelo che lo amministra. Sono caposervizio e conduttore della Tgr Rai, a Trento e collaboro con la rubrica Est Ovest di RadioUno. Sono diventato giornalista a tempo pieno nel 1988. Ho lavorato per quotidiani, televisioni, settimanali, radio siti web. Sono stato inviato in zona di guerra per Trieste Oggi, Il Gazzettino, Il Corriere della Sera, Il Manifesto, Liberazione. Ho raccontato le guerre nella ex Jugoslavia, in America Centrale, nel Vicino Oriente. Ho investigato le trame nere che legavano il secessionismo padano al neonazismo negli anni’90. Ho narrato di Tangentopoli, di Social Forum Mondiali, di G7 e G8. Ho fondato riviste: il mensile Maiz nel 1997, il quotidiano on line Peacereporter con Gino Strada nel 2003, l’Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo, nel 2009. 

Ultime notizie

Il Punto - Le tensioni sugli oceani del Mondo

24 Ottobre 2025
Oltre ad Ucraina e Palestina, il Risiko per il controllo dello scacchiere mondiale si gioca negli oceani. (Raffaele Crocco)

Si torna a parlare di Scam City

23 Ottobre 2025
La giunta birmana libera 2mila cyber schiavi a KK Park sul confine tra Myanmar e Thailandia. 

La Lungimiranza del Malawi: il fotoreportage

22 Ottobre 2025
Il fotoreportage dal Malawi di Silvia Orri.

Rinnovabili VS nucleare

21 Ottobre 2025
Ma l'energia nucleare può ancora competere con le energie rinnovabili? No! (Alessandro Graziadei)

Le 200 multinazionali che comandano nel mondo

20 Ottobre 2025
Francuccio Gesualdi: “le risorse per eserciti e industria bellica sono sottratte alla soluzione problemi sociali e ambientali”. (Laura Tussi)

Video

Serbia, arriva a Bruxelles la maratona di protesta di studenti per crollo alla stazione di Novi Sad