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Il decennale dell’Osservatorio Balcani e Caucaso
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Ogni periodizzazione della storia è rischiosa e relativa. Essa dipende dalla scansione del tempo che si adotta, dai filtri culturali che si applicano, dalla situazione che si intende leggere. Si deve quindi essere prudenti di fronte ai tentativi di stabilire linee di frattura e rapporti di continuità a partire da eventi storici più o meno lontani fra loro.
Tuttavia, se si fa lo sforzo di non costringere la storia all’interno di schemi preconfezionati, l’osservazione dei processi e la ricerca delle connessioni fra gli eventi permette di comprendere meglio l’oggi e di impostare politiche più consapevoli per il futuro. Da questo punto di vista i Balcani rappresentano per l’Europa un’area cruciale, al punto che è difficile comprendere la storia e gli orientamenti geopolitici euroasiatici prescindendo dagli equilibri di quell’area. Basterebbe ricordare la scintilla a Sarajevo della prima guerra mondiale, la controversia sui confini dopo il 1945, il ruolo della Jugoslavia nei Paesi non allineati, la guerra degli anni Novanta, fino al delicato processo di transizione attuale.
In questo quadro va collocato il decennale dell’Osservatorio Balcani e Caucaso (OBC), un progetto della Fondazione Opera Campana dei Caduti sostenuto dal Forum Trentino per la pace, dall’Assessorato alla solidarietà internazionale e alla convivenza della PAT e dai comuni di Trento e Rovereto, che ha fra le sue finalità principali proprio quella di esplorare le trasformazioni sociali e politiche nel sud-est Europa, in Turchia e nel Caucaso.
Le premesse che condussero alla costituzione dell’OBC vanno cercate nell’esperienza della guerra della ex Jugoslavia, con il riaffacciarsi degli spettri del nazionalismo violento, della “pulizia etnica”, del genocidio; un conflitto che aveva posto alla comunità internazionale questioni inedite, non ultima quella dell’ingerenza umanitaria. L’impressione che la guerra dei balcani esercitò sull’opinione pubblica provocò un’imprevista, enorme mobilitazione della società civile italiana, con progetti che in molti casi durano fino a oggi: Mary Kaldor, docente di Global Governance alla London School of Economics, parla per l’Italia di ventimila persone coinvolte in azioni di solidarietà nella sola Bosnia!
Nel 1999 la crisi in Kosovo riportò nuovamente i Balcani sotto i riflettori. Ma questo improvviso ritorno della questione balcanica mise paradossalmente in luce la discontinuità dell’attenzione dei media: dopo gli accordi di Dayton era sceso il silenzio, come se fossero scomparse tutte le tensioni presenti nell’area. Osservatorio nacque da questa esperienza di “vuoto” informativo, dalla consapevolezza che la “distrazione” aveva avuto come principale conseguenza quella di giungere impreparati di fronte al riesplodere delle tensioni in un’area cruciale per comprendere gli equilibri europei ed euroasiatici. E nacque come risposta da parte dei settori della società civile più attenti e sensibili, che avevano intuito l’importanza sul piano internazionale dei processi in atto nei Balcani, non solo le guerre in ex Jugoslavia, ma anche la profonda crisi istituzionale in Albania e la difficile transizione in Bulgaria e Romania.
In questi dieci anni Osservatorio ha sviluppato un’intensa attività di informazione, con 120.000 lettori mensili del suo portale web ( www.balcanicaucaso.org ), una cinquantina di corrispondenti, oltre 13.000 articoli pubblicati, cinque film-documentari presentati in festival di tutta Europa, decine di eventi pubblici organizzati sul territorio trentino, nazionale ed europeo. Prendendo le mosse da questo impressionante lavoro di informazione, nell'anno del decennale OBC ha concentrato l’attenzione sul tema dell'identità europea, promuovendo un viaggio nell'immaginario per esplorare, partendo dai Paesi dei Balcani, del Mediterraneo e del Mar Nero, l'Europa che ancora non c'è: un'Europa in cui nessuno possa dirsi “più europeo” di altri.
L’importanza del lavoro di Osservatorio si comprende collocandolo nell’attuale scenario internazionale. La situazione dell’area non è infatti meno problematica di quanto non lo sia stata nel passato recente.
Da una parte l’instabilità dell’area balcanica rimane ancora oggi estremamente alta, non solo perché le ferite di una guerra fratricida non si sanano mai in fretta, ma anche perché quella guerra ha ridisegnato la geografia tracciando nuovi confini, separando comunità, modificando equilibri secolari, ignorando straordinarie esperienze di convivenza. Tale instabilità non è finita con gli accordi di Dayton. E non è finita nemmeno con il rientro dei profughi in Kosovo, dieci anni fa. Al contrario, è proprio la rivendicazione di indipendenza del Kosovo, assolutamente non digerita dalla Serbia (basta provare a passare il confine fra Kosovo e Serbia per rendersene conto….), a darci la misura della profondità dei cambiamenti ancora in atto nell’area.
Sull’altro versante, la situazione del Caucaso non è meno problematica, con la differenza che nel nostro Paese è semplicemente ignorata dai grandi mezzi di informazione. Eppure l’instabilità di un’area tanto cruciale sul piano energetico e strategico – nella quale vengono perpetrate ancora oggi gravi violazioni dei diritti umani e in cui sono numerosi i conflitti latenti o in atto – meriterebbe un’attenzione continua non solo per il ruolo che il Caucaso mantiene negli equilibri internazionali, ma anche perché, molto più banalmente, la soluzione della partita sulle fonti di energia del Caucaso avrà enormi ripercussioni sull’Europa. Stupiscono la semplificazione e soprattutto la distrazione dell’opinione pubblica e dell’informazione italiane su processi che potrebbero cambiare il volto dell’Europa.
Da questo punto di vista il lavoro di informazione di Osservatorio è un unicum nel nostro Paese ed è per questo davvero prezioso. Basta un veloce sguardo al sito di OBC per accedere a informazioni essenziali, ma praticamente introvabili altrove, che ci permettono non solo di gettare uno sguardo su aree di cui spesso non si conosce quasi nemmeno l’esistenza, ma anche di decostruire pregiudizi e rivedere sicurezze consolidate.
L’informazione che OBC offre poggia su cinque pilastri.
Primo, è un’informazione che nasce da un dialogo continuo fra i corrispondenti e gli esperti d’area. Questo metodo di lavoro è una delle più interessanti particolarità di Osservatorio. Si tratta infatti non solo di raccogliere informazioni dirette da parte di chi è sul posto, ma anche di renderle comprensibili a chi non conosce tutti gli elementi di contesto. A questo livello la collaborazione fra corrispondenti ed esperti d’area conduce alla pubblicazione di notizie che si rivelano spesso insostituibili contributi alla comprensione.
Secondo, si tratta di un’informazione non urlata e mai “emergenziale”, che intende andare oltre la notizia e avvicinare i processi lunghi che caratterizzano l’evoluzione sociale e politica, favorendo così la comprensione della complessità dei processi interni e degli equilibri internazionali.
Terzo, è un’informazione che pone l’attenzione su aspetti e dettagli spesso trascurati dai grandi media per decostruire l’immaginario che appiattisce la narrazione degli eventi internazionali unicamente su alcune categorie interpretative quali la guerra, la tragedia, l’emergenza.
Quarto, un’informazione così concepita contrasta gli stereotipi e offre chiavi di lettura diversificate per comprendere anche i fenomeni che ci interessano più da vicino a partire da prospettive diverse (non è la stessa cosa, ad esempio, parlare di immigrazione partendo dall’analisi approfondita della situazione politica e sociale dei paesi di origine o parlarne prendendo le mosse dai localismi asfittici di casa nostra…).
Infine, il lavoro informativo di Osservatorio mette al centro i fermenti in atto nella società civile (dalle associazioni alle amministrazioni locali), consentendo in tal modo di comprendere cosa realmente si stia muovendo nell’area Balcani-Caucaso e fornendo contemporaneamente utili chiavi di lettura per la costruzione di relazioni di cooperazione internazionale.
Ripercorrere l’enorme mole di materiali prodotti e di iniziative offerte da OBC in questi dieci anni fa riflettere. Essi costituiscono prima di tutto un insostituibile servizio alla memoria, permettendoci di comprendere dall’interno alcuni dei passaggi cruciali della nostra storia recente. Ma accanto a questo, il lavoro di Osservatorio fornisce in continuazione chiavi di lettura per analizzare il presente e per immaginare il futuro a partire dalla prospettiva dei nuovi europei, “la cui identità non si basa sul passato, ma sull'adesione ad un progetto futuro” e che “guardano all'Unione come ad un progetto di pace, ma vivono oltre i confini dell'Europa di Bruxelles”. Cittadini che “pensano ad un’Europa nella quale nessuno possa dirsi più europeo di altri, che chiedono diritti, democrazia, benessere”. E che “fanno parte di un'Europa in divenire, l'Europa delle minoranze. L'unica che possa rilanciare il progetto dell'Unione, lasciandosi alle spalle Westfalia, gli Stati, cedendo sovranità alle comunità locali e alle istituzioni sovranazionali”.
Da quando è nato, dieci anni fa, Osservatorio guarda a questa Europa. E questa Europa vuole cercare, analizzare, raccontare, comprendere.






