Italia: c'è bisogno di un miracolo?

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Di questi tempi, come si sa, non avvengono molti miracoli. Soltanto Berlusconi è riuscito nel “miracolo della manovra”: il nostro caro leader non si riferisce però al fatto di aver compiuto l’impresa di convincere i mercati o di ricevere gli incoraggiamenti europei (quante volte abbiamo visto le pacche sulle spalle a politici greci sempre più disperati ), bensì di aver trovato “la quadra” con i compari di governo della Lega, ormai regrediti ad esprimersi con il linguaggio dei segni, volgari, adottato dal vecchio Bossi.

Ma nessuno crede più nel miracolo berlusconiano. Anche perché i suoi concorrenti televisivi di Sky, quelli che, dopo i magistrati, gli incutono più timore, hanno lanciato da tempo uno spot pubblicitario basato su un miracolo reale, tangibile, misurabile: quello cioè di avere l’abbonamento annuale al canale sportivo Sky a pochi euro. Ecco, ancora una volta, lo sport televisivo si rivela l’oppio per un paese immerso in una crisi gravissima, l’ancora di salvezza per dimenticare, almeno per un istante, l’incertezza e la drammaticità del presente.

“Più diventa tutto inutile e più credi che sia vero”, cantava Franco Battiato più di trenta anni fa, auspicando il ritorno di quell’era del cinghiale bianco, perduta nell’immaginazione come una splendida età dell’oro, popolata da uomini moralmente integri. Questa frase del cantautore siciliano, che può essere presa come emblema della sensibilità contemporanea, commenta benissimo lo spot Sky: tra le altre scene si vede la processione di una statua di Totti, che piange come qualche statuetta della Madonna, in mezzo a una folla, in lacrime anch’essa, che ovviamente grida al miracolo. Al di là del cattivo gusto e dell’inaccettabile parodia di una radicata e genuina fede popolare, involontariamente o meno, questa pubblicità dipinge il quadro di un’Italia credulona che applaude a statue di calciatori, che acclama idoli di cartapesta, che inneggia alle promesse stratosferiche di un politico capace di irretire per vent’anni milioni di italiani.

Oggi ci stiamo svegliando. Troppo tardi forse. Allora corriamo a comprarci il divertimento per seguire imbambolati questo o quel “campione”. Lo sport (non quello praticato, ma quello visto in poltrona) è un gioco d’azzardo, forse non costoso come quello delle slot machine o dei videopoker, ma ugualmente origine della stessa dipendenza.

Televisione, sport, religione, denaro. Una sintesi azzeccata dell’Italia di oggi. Manca soltanto qualche allusione di tipo sessuale, poi l'affresco sarebbe perfetto. I pubblicitari Sky non sono certo dilettanti. In un mondo mediatizzato, dove contano l’apparenza e l’apparire, gli spot esprimono più di ogni altra cosa le pieghe riposte della società. Probabilmente in Italia, paese etichettato in maniera risibile come cattolico, la religione è un retaggio utile solo per far sorridere, è un richiamo a uno stato perduto di innocenza, è il ricordo di favole edificanti per l’infanzia. Adesso, come si evince da un’altra scena della pubblicità Sky, la pesca miracolosa dei discepoli che si legge nel Vangelo viene parodiata da due calciatori-pescatori (probabilmente noti al grande pubblico ma di cui ignoro l’identità) che raccolgono dal lago con le reti palloni di calcio, mentre un Cristo rugbista si fa strada tra la folla a suon di sgomitate per “ridare la vista” a un telespettatore che naturalmente ha pagato l’abbonamento scontato.

Voglia o non si voglia, per motivazioni storiche, il rapporto tra italiani e religione (cattolica) è ambiguo: la Roma papalina era una città anticlericale, molti laici di oggi sembrano felici nella loro ignoranza rispetto a qualsiasi fenomeno religioso, lo Stato pontificio era il regno più corrotto e arretrato d'Europa, l'Italia fascista era allo stesso tempo cattolica e anticristiana... e oggi il paese vota governi di destra, capeggiati da un miliardario edonista - l'incarnazione del contrario degli ideali cattolici -, compagini che si presentano come le più cattoliche sostenitrici della Chiesa. Intanto stiamo precipitando in un vortice di decadenza. Un paese catastroficamente bigotto dove regna l'assenza della verità. In qualsiasi campo, dalle cifre della finanza pubblica alle proprie convinzioni religiose o morali. Tutto fa brodo. Roma, pardon Parigi, val bene una messa.

Eppure la censura del sindaco di Roma si scaglia contro una campagna di affissioni pubblicitarie di un'azienda d'abbigliamento, attraverso maxi manifesti con ragazze ammiccanti in minigonna. "Sono Maddalena, faccio la escort e non sono una ragazza facile”, "Sono Maria, non sono vergine ma ho una forte spiritualità", "Sono Eva mi piacciono le mele e non cedo sempre alle tentazioni": queste le scritte a commento delle foto femminili. Ancora una volta doppi sensi sessuali e religiosi che si intrecciano alla logica mercantile della pubblicità. Per fortuna i due difensori della fede Alemanno e Giovanardi tuonano contro “messaggi obiettivamente percepiti come lesivi della dignità della donna e realizzati, tra l'altro, anche con palese accostamento a significati afferenti la sfera della sensibilità religiosa della comunità”. Le loro fortune politiche però sono associate a Berlusconi, il playboy settantaquattrenne benefattore di povere ragazze.

Quando il ministro Sacconi trova divertente insultare suore, donne e vittime di abusi sessuali e il pubblico della Cisl, sindacato di matrice cattolica, non riesce a cacciarlo a suon di fischi, vuol dire che qualcosa non funziona. L'Italia ha davvero bisogno di un miracolo. Basterebbe poco, un barlume di verità, un briciolo di serietà. Questo oggi sembra impossibile. Ma il paese dei balocchi, del calcio stellare, dei soldi facili, dei festini a luci rosse, dell'ossequienza religiosa, delle barzellette che tirano in ballo Dio, ora sembra per davvero sull'orlo del baratro.

Piergiorgio Cattani

PS: Si è rinnovato oggi a Napoli "il miracolo di San Gennaro". Ma il cardinale Sepe ha messo subito in chiaro dall'altare che "A nessuno è permesso cambiare la data di questo evento prodigioso". Il cardinale ha quindi ricordato che la data "non è solo una pagina di calendario, ma una fase della vita che porta ad affrontare in modo nuovo le sfide che ci aspettano". Chi ha orecchie per intendere, intenda.

Fonte: Trentino

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