La nave affonda; cosa buttiamo a mare?

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In un momento affatto facile per il nostro paese dobbiamo porre mano alla ghigliottina al fine di dimezzare i costi eccessivi degli apparati e non certo per fungere alla funzione per la quale è stata inventata.

La nave, alla cui guida sembra non esserci più un capitano ma un animatore post party un po' alticcio sta imbarcando acqua e deve essere alleggerita. Cosa buttiamo a mare? Dopo aver tagliato indiscriminatamente sulla scuola pubblica, azzerata la cooperazione internazionale, ridotto a brandelli il servizio civile dei giovani, stoppato le tariffe postali agevolate del nonprofit, passati al setaccio tutti i disabili è tempo di alleggerire la stiva di ben altri carichi pesanti. Il costo delle caste: politica e militare.

Come abbiamo più volte scritto in passato la politica in Italia costa oltre 23 miliardi di euro all’anno, praticamente mezza finanziaria. Il ministro dell’Economia ha usato la motosega con il welfare e la limetta da unghie verso i propri colleghi. I tagli, infatti, saranno effettivi solo dalla prossima legislatura del 2013, salvo decisioni dell'ultima ora che l'Europa sta aspettando da anni. Non saranno, nemmeno pro futuro, toccati i vitalizi: al momento si contano 2.238 vitalizi per ex parlamentari e consiglieri regionali. Solo per Camera e Senato il conto è di 218 milioni l’anno. Riguardo i rimborsi elettorali il finanziamento pubblico che era stato eliminato nel 1993 con referendum è rientrato dalla finestra nel 1994. Tremonti vuole un taglio del 10% per un 30% in 4 anni. In realtà è davvero poco: si pensi che in Germania un voto dà diritto ad un rimborso di 85 centesimi. In Italia, anche dopo i tagli, un voto varrà sempre 3,5 euro. E poi vogliamo che la Merkel venga in nostro soccorso? Con che faccia?

Ma l'altra casta, contro la quale questo portale sembra essere uno dei pochi naufraghi rimasti a denunciare, costa al Bel Paese ben 29 miliardi. 6 in più della politica. Immaginare d'ipotecare 20 miliardi di euro nei prossimi anni per 131 cacciabombardieri F35 è semplicemente folle ed immorale soprattutto quando gli altri si stanno defilando dal progetto multinazionale.

E perché mai il nostro Tremonti non taglia questa voce? Non vorremmo, come in passato per gli Eurofighter Typhoon (EFA), si scoprissero in futuro nuove tangenti. Ecco. Oggi l'ho scritto. Spero vivamente che domani non mi ritrovi costretto a dire la solita stramaledetta e sconsolante frase: “l'avevamo già detto”.

Ma perché mai non copiamo da Obama? Gli USA stanno puntando con decisione nella direzione da noi da tempo auspicata: più welfare e meno warfare (non abbiamo alcun merito a riguardo...ci mancherebbe. Solo una casualità). Le spese per la Difesa, in prospettiva, verranno parificate alla percentuale più bassa del secolo scorso (prima della seconda guerra mondiale). Si ricorda, a tal proposito, che negli anni 1950 e '60, la difesa ha raggiunto anche la metà del bilancio.

Sia chiaro. Non è che gli USA siano amanti la pace a tal punto da fare a cuor leggero questa drastica riduzione ma è la Cina, il più grande creditore dell’unica superpotenza al mondo, a chiedere di affrontare “l'U.S. gigantic military expenditure”. A garanzia dei propri prestiti. Null'altro. Alcuna conversione.

Naturalmente l'opposizione della difesa yankee è fortissima. “Molti aerei, navi e veicoli sono già vecchi, sostiene Heritage Foundation con l'analista della Difesa Mackenzie Eaglen, vanno riammodernati. Per fare un esempio: F-18 sono stati progettati per volare per 6.000 ore ed ora, molti di essi si stanno avvicinando alle 10.000”. Gli fa eco l'italo americano Leon Panetta, già a capo della CIA e nuovo segretario della difesa USA al pentagono che ammonisce il presidente di colore nell'andare in tal direzione. Le lobby acquistano intere pagine di giornali a stelle e strisce e la Casa Bianca sembra aver davanti a sé un'altra battaglia pari a quella vinta per un soffio della Sanità per tutti.

Ma i tagli della difesa mostrano come, contrariamente a ciò che scrivono molti analisti, l'accordo di bilancio tiene la barra verso i democratici e non i repubblicani. A ben vedere si sta tentando di aumentare le tasse sui redditi elevati al fine di limitare i tagli alla spesa interna, in secondo luogo viene difesa la protezione sociale come "rete di sicurezza" anche in ambito sanitario ed, infine, il taglio netto dei costi della difesa.

Ma lì, oltremare, c'è un capitano magari strattonato dai tea party, affaticato e noi abbiamo un animatore di navi da crociera. L'impronta rimane.

Fabio Pipinato

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