La schiavitù non è mai finita

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Esiste la schiavitù nel XXI secolo ed è sotto i nostri occhi, nelle nostre città europee. Il gruppo di esperti del Consiglio d’Europa GRETA ha lanciato l’allarme sull’aumento, in Europa, delfenomeno della tratta degli esseri umani: il rapporto annuale pubblicato il 3 aprile 2018 rivela che lo sfruttamento lavorativo è divenuto la causa principale della tratta in numerosi paesi tra cui Belgio, Cipro, Georgia, Portogallo, Regno Unito e Serbia, mentre in molti altri è in aumento. L’Italia sarà monitorata prossimamente su questo aspetto ma possiamo ricordare il rapporto che lo stesso gruppo di esperti ha pubblicato nel 2016, relativamente all’attuazione della Convenzione sulla lotta contro la tratta di esseri umani da parte dell’Italia: il rapporto rileva dellecriticità nell’identificazione e, quindi nella tutela, delle vittime della tratta, chiedendo all’Italia di migliorare la formazione dei funzionari che operano negli hotspots, nei centri di accoglienza e di identificazione e di rafforzare i partenariati internazionali funzionali a contrastare le reti criminali coinvolte nella tratta. In particolare, si esprime forte preoccupazione “per il fatto che i minori non accompagnati spariscono entro pochi giorni da quando arrivano nei centri di ricezione ed è quindi impossibile stabilire se il bambino sia vittima di tratta e cosa sia necessario perla sua protezione”. Negli ultimi tre anni sono 64.000 i minorenni arrivati in Italia ma quelli presenti sul territorio, censiti a luglio 2017, sono appena 17.800. Dove sono andati dopo lo sbarco? Le loro tracce si sono perse, sono minori “invisibili” che, avendo come meta altri paesi europei dove vivono già familiari o connazionali, si rendono irreperibili al sistema di accoglienza formale e si riaffidano ai trafficanti, correndo gravissimi rischi (Atlante dei Minori Stranieri Non Accompagnati in Italia  a cura di Save the Children).

La schiavitù moderna ha mille facce: dal sesso sui marciapiedi a cui vengono costrette le donne nigeriane vittime di tratta, al caporalato nei campi del Mezzogiorno d’Italia. Dai lavori domesticiforzati degli ispanici irregolari negli Stati Uniti,ai bambini-soldato, agli espianti di organi illegali in Azerbaijan. La tratta è una vera forma di schiavitù moderna, le cui vittime sono costrette a subire condizioni di vita e di lavoro disumane: hanno orari di lavoro molto lunghi e senza pause, sono pagate irregolarmente o per niente, vengono illuse rispetto all’ottenimento di permessi di soggiorno, sono costrette a svolgere mansioni pericolose. In Italia,il fenomeno riguarda dalle 50 alle 70 mila donne costrette a prostituirsie circa150 mila uomini,in gran parte giovani migranti, sfruttati per il lavoro schiavo. Nel mondo,solo negli ultimi cinque anni 89 milioni di esseri umani hanno subito esperienze di schiavismo (Rapporto Global Estimates of Global Slavery) e il giro d’affari per le organizzazioni criminali è stimato a 140 miliardi di dollari l’anno (Campagna i-exist).

Nel frattempo, gli ufficiali della sicurezza europea sono sulle tracce di 65.000 trafficanti di esseri umani,una cifra che è pari al triplo di quella registrata nel 2015.  L’Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera Frontex ha pubblicato quest’anno l’analisi sul rischio di traffico di esseri umani lungo i confini UE, in cui si rileva che, nonostante la diminuzione degli sbarchi nel Mediterraneo, l’Europol ritiene chel’attività dei trafficanti di esseri umani siaattiva più che mai. Il 2017 è stato l’anno in cui si è verificatoil minor numero di entrate illegali in Europa in quattro anni.I dati indicano che rispetto al 2016 c’è stata una flessione del 60%, soprattutto nella tratta del Mediterraneo Orientale, che collega la Turchia alla Grecia, e nella tratta del Mediterraneo Centrale, tra Libia e Italia.La maggior parte delle vittime del traffico umano nell’UE viene dall’Africa Subsahariana, particolarmente dai paesi dell’Africa dell’Ovest, da aree povere con alti livelli di disoccupazione e analfabetismo. Molte vittime vengono dalla Nigeria ma anche dal Cameroon, Ghana, Guinea, Costa d’Avorio e Sierra Leone. 

In base all’analisi dell’Osservatorio Diritti Umani “La crisi economica e un mercato del lavoro precario determinano alti fattori di rischio di invischiamento in sistemi di grave sfruttamento e tratta”. Vediamo così comparire nuove forme di tratta finalizzate allo sfruttamento della manodopera nell’agricoltura, pastorizia, edilizia, manifatture oltre all’accattonaggio ed allo spaccio forzato. La tratta è legata ad un mix di fattori socio-culturali: livelli salariali, educativi e occupazionali molto scarsi; disastri naturali;presenza di criminalità diffusa; corruzione, in particolare fra gli uomini al controllo delle frontiere; le politiche migratorie molto restrittive, sia in entrata sia in uscita. “Politiche dure perseguite a caro prezzo e con grande dispendio di risorse, che finiscono spesso ottenendo l’effetto contrario rispetto ai propositi: incentivare la tratta e le rotte illegali”.(Osservatorio Diritti Umani, 2018).

Lia Curcio

Sono da sempre interessata alle questioni globali, amo viaggiare e conoscere culture diverse, mi appassionano le persone e le loro storie di vita in Italia e nel mondo. Parallelamente, mi occupo di progettazione in ambito educativo, interculturale e di sviluppo umano. Credo che i media abbiano una grande responsabilità culturale nel fare informazione e per questo ho scelto Unimondo: mi piacerebbe instillare curiosità, intuizioni e domande oltre il racconto, spesso stereotipato, del mondo di oggi.

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