Ma dove eravate?

Stampa

Mai più. Risuona come un imperativo dopo ogni genocidio. Ma il tempo è tiranno e l'uomo dimentica. Con il passar del tempo quel “mai più” prende le sembianze del “quasi sempre”. Ed ecco che il '900 ci dimostra come i genocidi di Armenia (1915), Holodomor (Ucraina 1932-33), Shoah (1941-45), Cambogia (1975-79), Ruanda (1994) e Bosnia (1992-95) siano stati realizzati a distanza ravvicinata. Nemmeno il tempo di una generazione e riaffiora il cupo pensiero: “è possibile eliminare il diverso”. Homo homini lupus "l'uomo è un lupo per l'uomo". Per prevenire non ci resta che “far memoria” e costruire Istituzioni transnazionali capaci di “rispondere congiuntamente” al dittatore di turno, spesso da noi stesso armato.

Ma se il 900 nacque e morì a Sarajevo il nuovo secolo iniziò in Medio Oriente: a Gerusalemme. Il 28 settembre del 2000 ebbe inizio la seconda Intifada in risposta alla visita di Ariel Sharon (accompagnato da una delegazione del suo partito e da centinaia di poliziotti israeliani in tenuta antisommossa) al Monte del Tempio, luogo sacro per musulmani ed ebrei situato nella Città Vecchia. La risposta fu immediata e violenta. Ed alla violenza popolare si rispose con un susseguirsi di operazioni dal nome fantasioso e dall'azione terribile: Giorni di penitenza, Inverno caldo, Nuvole d'autunno, Piogge estive, Piombo fuso sino all'incidente della Freedom Flotilla nel maggio 2010 con a bordo pacifisti che tentavano di forzare il Blocco della Striscia di Gaza portando aiuti umanitari a Gaza. Questo primo decennio fu l'inizio della “primavera araba” che ha interessato e sta attraversando come uno Tsunami Algeria, Bahrein, Egitto, Tunisia, Yemen, Giordania, Gibuti, Libia e Siria.

Non possiamo sostare in alcuno di questi Stati ma vorrei spendere due righe su Damasco. Qui la diplomazia ufficiale ha ormai le armi spuntate. Anche causa Italia ha tardato nell'azione politica congiunta. Poi è scomparsa. Ha ritirato il proprio ambasciatore facendo mancare la speranza di dialogo. Oggi non ci resta che provare con la diplomazia popolare e con la cooperazione internazionale. Qui v'è il Monastero di Mar Musa (una comunità monastica cattolica di rito siriaco, sita nei pressi della cittadina di Nabk, a circa 80 chilometri a nord della capitale) non è una novità. Un nostro inviato ha avuto l'occasione di visitare questo luogo che ha come mission la facilitazione della “relazioni tra diversi”; che rende l'uomo meno lupo.

Ebbene Officina Medio Oriente, dal 14 al 20 maggio, ha l'onore di mettersi in contatto con il fondatore di Mar Musa padre Paolo dall'Oglio, già vincitore del Premio Euro mediterraneo per il Dialogo sul “mutuo rispetto tra religioni diverse”. Il gesuita s' era fatto promotore di un tentativo di mediazione nella difficile situazione nel Paese scosso da otto mesi e mezzo da proteste anti-regime e dalla conseguente repressione. Nel suo testo, proponeva l'approdo a un sistema politico democratico basato sul consenso tra le varie comunità confessionali, etniche, ideologiche e sociali della Siria. Fallì. Capita spesso. “Quasi sempre” come abbiamo avuto modo di sottolineare all'inizio di questo pezzo.

Ma la diplomazia ha anch'essa le sue armi come la pazienza e la perseveranza. Noi non possiamo che sostenerle in quanto apparteniamo ad un lembo di territorio che è ancora capace di solidarietà internazionale, di relazione transfrontaliera. Un luogo, per dirla con l'assessore Lia Beltrami, “vocato al confronto e al dialogo ove è possibile far incontrare persone di diversa provenienza - politica, religiosa, culturale e quant'altro - che altrove faticano a farlo, anche se animate dalla volontà di superare divisioni e conflitti e cercare, assieme, una via per la convivenza".

Ma anche noi abbiamo tutto l'interesse a tessere la pace, ad ingabbiare il lupo che è in noi, a prevenire futuri conflitti. Se, a causa del '900, gli israeliani oggi continuano ad occupare territori. Se i tutsi hanno triplicato le morti subìte nei paesi confinanti o, più vicino a noi, se i rom o i sinti che abitano nel parcheggio sottocasa (unico popolo in Europa a non aver mai dichiarato guerra ad un altro) non rispettano propriamente le regole della convivenza possono sempre rispondere al nostro disappunto: “Scusate signori... ma dove eravate quando ci sterminavano?”

Fabio Pipinato

Ultime notizie

Nuove denunce contro le armi nucleari a Ghedi e Aviano

28 Ottobre 2025
La protesta pacifista sfida la Nato nel cuore dell’Europa in fiamme. (Laura Tussi)

Pane e veleni, la vicenda del petrolchimico di Porto Torres

27 Ottobre 2025
Porto Torres emblema della macroscopica contraddizione che ha contraddistinto lo sviluppo industriale del nostro paese. (Rita Cantalino)

L'interpretazione errata della Cina da parte dell'Europa

25 Ottobre 2025
"La debolezza e l'ignoranza non sono barriere alla sopravvivenza, ma l'arroganza sì." The Death's End di Cixin Liu

Il Punto - Le tensioni sugli oceani del Mondo

24 Ottobre 2025
Oltre ad Ucraina e Palestina, il Risiko per il controllo dello scacchiere mondiale si gioca negli oceani. (Raffaele Crocco)

Si torna a parlare di Scam City

23 Ottobre 2025
La giunta birmana libera 2mila cyber schiavi a KK Park sul confine tra Myanmar e Thailandia. 

Video

Serbia, arriva a Bruxelles la maratona di protesta di studenti per crollo alla stazione di Novi Sad