Mattone su mattone …viene su una foresta!

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I più anziani se la ricordano bene la campagna “1.000 lire per un mattone” finanziata da Dash e portata avanti da Celentano nella trasmissione di Fantastico del 1987. Sollevò non poche critiche da parte dei missionari nei confronti del ragazzo della via gluck. Chi ha i capelli brizzolati la ricorda sicuramente. Ebbene, oggi, ne abbiamo un'altra di campagna ma non si tratta più di un mattone ma di un mattoncino. La società civile s'è mossa da tempo contro la Lego per la sua vicinanza con la multinazionale APP, Asian Pulp and Paper noto deforestatore asiatico.

Ove passa non cresce più l'erba. Dopo pressioni da ogni dove la più famosa azienda produttrice di mattoncini giocattolo annuncia che il gruppo “ha mosso grandi passi per ridurre l’impatto ambientale dei materiali di confezione e della carta usata per i prodotti a marchio Lego”. Una buona notizia e, nel contempo, una vittoria dell'attivismo ambientalista che viene puntualmente dopo quella sulla Nestlè. Vi ricordate la battaglia contro la KitKat che minacciava foreste ed oranghi? Ebbene, anche quella fu una vittoria importante (attenzione però; non aprire il link se siete minorenni e suscettibili ad immagini crude) che riabilitò non solo una foresta ma anche un'azienda. Ma torniamo al nostro mattoncino. Tre sono infatti i punti cardine della nuova politica:

-ridurre la quantità dei materiali di imballaggio;

- usare sempre fibre riciclate e certificate (quando possibile per la sicurezza chimica del prodotto);

- in caso contrario, assicurare che il materiale usato per le confezioni sia prodotto in maniera sostenibile.

Sembrerebbe dunque proprio quello che offre la APP, Asian Pulp and Paper. Aumentare il mercato globale, usare tecnologie avanzate, considerare le necessità ambientali e delle comunità per la sostenibilità di tutte le operazioni. Mission degna dei migliori propositi. Sostenibilità e profitto. Ma è vero? No! In realtà la APP, nonostante l’accattivante presentazione del sito, più che un’azienda attenta all’ambiente, è uno dei più attivi deforestatori asiatici.

Greenpeace l' accusa di aver compiuto numerose operazioni di deforestazione con conseguenze nefaste per flora, fauna, clima e comunità locali. E la Mattel, colosso nella produzione di giocattoli, che ha come fornitore la APP, ne è complice. Barbie deforesta l’Indonesia, questo il messaggio lanciato. Non solo milioni di vestiti e gadget quindi per la bionda e formosa icona di molte bambine, ma anche milioni di alberi abbattuti per imballaggi inutili e ingombranti.

E ora molte aziende escono allo scoperto. Vogliono giocare le carte che ancora sono loro rimaste per guadagnarsi la nostra fiducia. Ken ha lasciato Barbie, ma noi non possiamo lasciare che le foreste vengano abbattute. Non possiamo permettercelo. Ci rendiamo conto del grande potere che noi consumatori possiamo avere. Nel rapporto Greenpeace la Mattel era in (cattiva) compagnia di Lego, Hasbro e Disney.

Ora la Lego si sta avviando verso una nuova direzione, proponendosi persino come leader per questo cambio di rotta. Ma siamo ancora lontani da una policy globale per evitare prodotti legati alla deforestazione. Eppure il 2011 è l’Anno Internazionale delle Foreste. Verrebbe da dire… “Se non ora, quando?”

Uno degli obiettivi delle Nazioni Unite è d'incoraggiare e assistere le iniziative di sviluppo e implementazione di strategie di conservazione e riabilitazione delle foreste. E’ nata anche una piattaforma globale per celebrare l’azione collettiva e per gestire in maniera sostenibile le foreste del mondo: uno spazio aperto per confrontarsi sulle proposte e sui programmi messi in atto per celebrare “the forests for people”, le foreste per le persone. Ma non solo. Anche le persone per le foreste. E per questo anche Unimondo si sta muovendo. In Kenya, insieme a Tree is life, promuoviamo e sosteniamo la campagna “1 Fan 1 Albero”. Ogni fan ch esi aggiungerà ad Unimondo su facebook verrà piantato un albero in terra africana. Trattasi di un progetto di riforestazione che aiuta a combattere la desertificazione che minaccia il corno d'Africa con migliaia di profughi. Centinaia di migliaia di eco profughi. In passato si sono tagliate indiscriminatamente le foreste per guerre e corruzione. Risultato? Meno alberi – meno piogge – meno raccolti – più fame.

Moltissimi profughi si stanno dirigendo da nord del Kenya verso l'equatore ove abbiamo piantato, anche grazie a voi, moltissimi alberi. La nostra/vostra iniziativa non si fermerà certo con la fine del 2011 ma che quest’anno, proprio perché dedicato alle foreste, ha sicuramente bisogno di una mano in più. Di un fan in più. Tu?

Anna Molinari

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