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Un saccheggio “legale”
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E’ un’analisi impegnativa e importante quella che fanno Ugo Mattei e Laura Nader ne “Il saccheggio” uscito da poco, che ha come sottotitolo “Regime di legalità e trasformazioni globali”. L’intento è quello di demistificare e smascherare un sistema mondiale che si presenta come “il migliore dei mondi possibili” e invece è causa di profonde ingiustizie e della miseria di sterminate masse umane.
L’approccio è quello del diritto, lo scopo è confutare quel regime di legalità (rule of law) che viene fatto passare come la massima manifestazione di civiltà mentre se ne celano, artatamente e con piena consapevolezza, i lati più inquietanti proprio sotto la lente del rispetto dei diritti e della stessa legalità. Viene scandagliato anche l’aspetto culturale che è sotteso ad un progetto di dominazione. Il giurista (Mattei) e l’antropologa (Nader) vogliono dimostrare – è questa la tesi di fondo del libro - che il regime di legalità nasconde la dominazione dei più forti sui più deboli.
E lo fanno con un’ampia disamina sia a livello diacronico (il colonialismo a cavallo tra Otto e Novecento ma anche il default argentino del 2001) sia a livello sincronico con le attuali situazioni di guerra e di dominio. E’ sempre il diritto a fungere da palliativo: l’inviolabilità dei confini giustifica la prima guerra del Golfo; l’intervento umanitario il conflitto nei Balcani e in Somalia; la guerra al terrore o la paura delle armi di distruzione di massa gli attuali interventi in Iraq e Afghanistan. In realtà con il diritto si copre lo scopo squisitamente economico: la vicinanza strategica a fonti di energia, il posizionamento geo-politico, le nuove sfere di influenza per la spartizione del globo. Si costruisce, in pratica, la fisionomia di un “nemico” per praticare il saccheggio le cui conseguenze di dilatano poi per decenni in un dato contesto geo-economico (Iraq, Afghanistan, Colombia, numerosi stati africani).
Il pregio dell’analisi rileva che non si tratta di cavilli giuridici e di questioni astratte. Sono questioni che riguardano la vita concreta di milioni di persone in carne ed ossa, niente di più concreto e vitale. Se si parla di privatizzare alcuni servizi le conseguenze possono essere devastanti. Ad esempio la privatizzazione di un servizio ferroviario da Dakar (Senegal) a Bamako (Mali) acquisito da una corporation con sede in Canada ha provocato recentemente la chiusura di numerose stazioni attorno alle quali si erano sviluppati nel corso del tempo villaggi e piccoli mercati locali. Con il conseguente crollo di una piccola economia informale che garantiva sussistenza a migliaia di persone.
Per Ugo Mattei, giurista che insegna a Torino e negli Stati Uniti, “la concezione occidentale del regime di legalità presentata come universale viene utilizzata come una struttura di governo fondamentale tutt’al più dai cittadini statunitensi (301 milioni di persone, il 4,6% dell’umanità) e dai cittadini europei (455 milioni, il 7% dell’umanità)”. Perché quella che è una minoranza mondiale impone secondo i propri parametri il regime di legalità a tutti? E’ democrazia mondiale questa? Giova alla causa dell’uomo autentico e liberato?
La pars destruens del volume è ricca e accuratamente documentata. La pars construens riguarda la possibilità di andare “oltre il regime di legalità illegale” (come titola l’ultimo capitolo). Brevemente vengono analizzati i motivi di speranza: i movimenti di popolo che ovunque cercano, tra mille difficoltà, di battersi contro il sopruso. I movimenti per la terra, per l’acqua, per il riconoscimento di un giusto salario. I gruppi di donne che rivendicano dignità. Ci sono, diffusi, tenaci. Chiedono attenzione e ascolto. Stanno scrivendo, spesso col sangue, nuove pagine di legalità al servizio dei diritti delle persone.
Roberto Moranduzzo da Vita Trentina






